Keyboard shortcuts

Go to home
h

05

Uniti ad ogni battito

  • Che cosa vedi?
    Una rete di cellule muscolari cardiache umane, chiamate cardiomiociti, ottenute da cellule staminali.
  • Blu: nuclei cellulari
    Verdi: connessioni tra cellule muscolari cardiache vicine
    Rosso: fibre contrattili, che permettono alle cellule muscolari del cuore di accorciarsi e generare forza

  • Dove si trovano?
    Nel muscolo cardiaco, dove miliardi di cardiomiociti si contraggono insieme per generare ogni battito.

  • Quanto sono grandi?
    40–70 micrometri, da circa metà a poco meno dello spessore di un capello umano.

  • Che cosa ci insegna questa immagine?
    Ogni cellula muscolare del cuore non lavora da sola. Insieme formano una stretta e salda connessione che permette loro di contrarsi all’unisono come un unico tessuto coordinato.

  • Qual è il loro superpotere?
    Ogni battito dipende da milioni di cardiomiociti che lavorano in perfetta sincronia. Le loro fibre contrattili si accorciano e si rilassano secondo un ritmo precisamente coordinato, permettendo al cuore di pompare il sangue in tutto il corpo.

  • Come è stata ottenuta questa immagine?
    Con un microscopio confocale, che utilizza luce laser per creare immagini nitide e molto dettagliate delle strutture all’interno delle cellule.

  • Immagine: Eurac Research / Marzia De Bortoli, biologa molecolare

  • Che cosa cercano di capire ricercatrici e ricercatori?
    Utilizzano cardiomiociti umani di persone con malattie cardiache ereditarie per comprendere meglio le cause di queste patologie ed esplorare possibili nuovi trattamenti di cura.

La storia dietro l’immagine

Quelle che sembrano le strisce di una zebra sono in realtà il motore di ogni battito. All’interno di ciascuna cellula muscolare cardiaca, migliaia di fibre contrattili perfettamente organizzate lavorano insieme, permettendo a milioni di cellule di battere insieme e al cuore di continuare a pompare, secondo dopo secondo, per tutta la vita.

Approfondimento

Portatori sani

Credits: Eurac Research / Marzia De Bortoli