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Un cuore connesso
- Che cosa vedi?
Sottili filamenti di neuroni simpatici, chiamati assoni, comunicano con le cellule muscolari del cuore, i cardiomiociti. Insieme formano una rete di comunicazione che contribuisce a regolare il battito cardiaco. - Blu: nuclei cellulari
Verde: cellule muscolari cardiache, o cardiomiociti
Rosso: fibre dei neuroni simpatici
- Dove si trova?
Nel cuore umano, dove i neuroni simpatici formano un’ampia rete all’interno del muscolo.
- Quanto è grande?
120 micrometri, circa una volta e mezza lo spessore di un capello umano.
- Che cosa ci insegna questa immagine?
Il cuore non batte soltanto grazie alle sue cellule muscolari. Una fitta rete di neuroni regola continuamente ogni battito, modulandone velocità e forza.
- Qual è il suo superpotere?
Questa rete funziona come l’acceleratore del cuore. Quando il cervello percepisce eccitazione o stress, oppure durante l’attività fisica, i neuroni simpatici inviano segnali che fanno battere il cuore più velocemente e con maggiore forza.
- Come è stata ottenuta questa immagine?
Con un microscopio confocale, che utilizza luce laser per mostrare con grande dettaglio minuscole strutture biologiche.
- Immagine: Eurac Research / Giada Cattelan, biologa cellulare; Alexandros Lavdas, neuroscienziato
- Che cosa cercano di capire ricercatrici e ricercatori?
Studiano come i neuroni simpatici comunicano con le cellule muscolari del cuore e in che modo le alterazioni di questa interazione possano contribuire alle malattie cardiache e ai disturbi del ritmo come le aritmie.
La storia dietro l’immagine
Dietro ogni battito si nasconde una complessa rete di comunicazione. Migliaia di microscopici filamenti nervosi attraversano il cuore e raggiungono le singole cellule muscolari, come i rami di un albero vivo. Ogni impulso può modificare leggermente la velocità e la forza del battito, permettendo al cuore di reagire all’istante quando corriamo, ridiamo o affrontiamo una situazione impegnativa. Comprendere questo “cablaggio” invisibile aiuta a scoprire come il cuore mantiene il proprio ritmo e che cosa accade quando lo perde.
Approfondimento
Credits: Eurac Research / Giada Cattelan
